Si chiude con quattro patteggiamenti – due a un anno e sei…

Si chiude con quattro patteggiamenti – due a un anno e sei mesi, uno a un anno e 8 mesi e l’ultimo a due anni, tutti con pena sospesa – due rinvii a giudizio e una condanna in abbreviato a quattro mesi, l’udienza davanti alla Gup Maria Cristina Sarli per i medici e gli operatori della casa famiglia il Fiore di San Lazzaro, nel 2018 finita al centro di un’inchiesta per i maltrattamenti e le vessazioni che gli ospiti anziani subivano da parte del personale.

Il titolare della struttura, Vanes Dani di 74 anni, e altre sei persone, un medico e alcuni collaboratori della struttura, erano a vario titolo accusati per maltrattamenti, esercizio abusivo della professione, corruzione per l’esercizio della funzione, lesioni, peculato, ricettazione e falso.

Dani è stato condannato a quattro mesi per ricettazione in continuazione con la condanna già ricevuta, e diventata definitiva nel 2022, a 6 anni e 8 mesi per maltrattamenti e lesioni.

Tra le parti civili, cinque tra pazienti e familiari, assistiti dalle avvocate Donatella Ianelli e Chiara Belletti i sindacati dei pensionati, il Comune di San Lazzaro, l’azienda Ausl.

Per le due persone rinviate a giudizio il processo comincerà il 1/o dicembre.

Uno degli imputati era assistito dall’avvocato Roberto Godi.

Tre capi di imputazione si erano prescritti. “Le parti civili sono state sempre presenti in quest’indagine, dal momento in cui sono stati emessi gli avvisi di fine indagini preliminari.

C’è stata una prima tranche andata a giudizio e conclusa definitivamente con una condanna a carico di Vanes Dani, di fatto titolare della residenza ‘Il Fiore'”, sottolinea l’avvocato Ianelli, che assiste l’erede di un anziano vittima delle condotte contestate agli imputati coinvolti nell’inchiesta sulla residenza di San Lazzaro.

Ma le stesse parti civili “non hanno mai potuto arrivare al risarcimento liquidato in primo grado, per quanto ci riguarda 90mila euro, e non hanno mai avuto neanche il contributo delle spese legali.

Poi hanno dovuto aspettare molti anni per vedere l’accertamento, sempre con richiesta di rinvio a giudizio che risale a molti anni fa, fino ad ora.

La vicenda si è conclusa in parte, perché ci sono due rinvii a giudizio, per imputati hanno scelto di non fare riti alternativi.

Ritengo che non siano questi i tempi adeguati per avere giustizia su fatti di così grande gravità e rilevanza sociale e pubblica”, aggiunge la legale. “Parliamo di un posto – ricorda l’avvocato Ianelli – dove venivano messi anziani con problematiche, affidati dalle famiglie ad una struttura che faceva parte del Comune di San Lazzaro che aveva un dovere, insieme all’Ausl, di controllo e sorveglianza rispetto a quel che succedeva”.

A quest’indagine “si è arrivati per segnalazione di una persona all’interno, poi sono state fatte intercettazioni ambientali, telefoniche, durante le quali la polizia giudiziaria ha avuto più momenti in cui ha pensato di intervenire, ma non lo ha fatto per finire le indagini, perché si trattava di situazioni di pesante gravità maltrattante e non solo, nei confronti di persone fragili e indifese”.

Fonte: http://www.ansa.it

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