Primo maggio: “Non è una festa di partito, ma la festa del lavoro”
“Il Primo maggio non è una festa di partito, ma la festa delle lavoratrici e dei lavoratori, è la festa chi lavora, così come di chi un lavoro dignitoso non ce l’ha o di chi, dopo una vita di lavoro, non ce la fa con la pensione.
Queste persone meritano rappresentanti che mettano il bene comune sopra ogni altra cosa: sopra la carriera, sopra il consenso di corto respiro, sopra le logiche di corrente e di potere.
Noi crediamo nel dialogo, nella concertazione, nel confronto leale tra le parti sociali e le istituzioni, ma il dialogo richiede interlocutori seri e aperti al confronto”.
Vincenzo Cavallo, segretario generale della Cisl Basilicata, da Marghera, dove – secondo quanto reso noto dall’ufficio stampa – ha partecipato con una delegazione alla manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil, “sferza la classe politica regionale e rivendica più partecipazione nelle scelte strategiche per il futuro della regione”. “Chiediamo – ha detto il leader della Cisl lucana – politiche del lavoro e industriali coraggiose per la Basilicata e raffrontate in modo strutturale i tavoli di crisi e dare uno sbocco a decine di vertenze.
Chiediamo che – ha proseguito – le risorse dei fondi strutturali vengano spese in tempo e spese bene, non disperse in mille rivoli, o ferme nei cassetti per incapacità burocratica.
Serve anche capire cosa qual è l’eredita che ci lascia il Pnrr, ormai prossimo alla fine, con una valutazione seria dell’impatto che gli investimenti hanno generato sul territori.
Chiediamo che la partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali non rimanga un principio scritto sulla carta, ma diventi pratica concreta, a partire dalle aziende a partecipazione pubblica.
La politica ha una grande responsabilità: non la sprechi chiudendosi in sé stessa”, ha sottolineato Cavallo.
Invece, dal palco di Castelluccio Inferiore (Potenza), dov’è questa mattina si è tenuta la manifestazione regionale del Primo maggio, Vincenzo Pernetti, in rappresentanza della Cisl, “si è soffermato sul valore delle aree interne lucane: Non siamo qui per caso, perché Castelluccio non è solo un paese.
È lo specchio di tutte le aree interne della Basilicata.
Questa è terra di occasioni mancate, di opportunità sprecate per mancanza di coraggio e di visione politica.
Una terra che ha sperimentato le contraddizioni di un modello di sviluppo in bilico tra industria e sostenibilità.
Uno sviluppo davvero sostenibile non può prescindere da questi territori.
Deve scommettere sulla qualità della vita, sull’agricoltura di eccellenza, sul turismo lento, sull’ambiente come risorsa e non come ostacolo.
Ma questo non basta dirlo: bisogna farlo.
Bisogna investire in infrastrutture materiali, come strade, rete internet veloce, trasporti, e in infrastrutture umane: scuole, ospedali, servizi.
Senza questi, il paese più bello del mondo rimane una cartolina.
E le cartoline non danno lavoro”, ha concluso.
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